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Tradizioni

La Befana

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Il ciclo delle feste dell'anno cominciava la sera del 5 gennaio con i canti di questua della Befana. Una tradizione rimasta ininterrotta, in particolare nella frazione di Marroneto, che risulta essere antica ricorrenza legata a precisi momenti lavorativi: il ritorno dai duri lavori della pianura maremmana, dove i paesani erano scesi come «dicioccatori », subito dopo la castagnatura.

Nella vigilia dell'Epifania, a partire dal tramonto, una squadra di sette, otto uomini (befanotti) di fronte alle case delle varie borgate e rioni, intona, accompagnata da alcuni strumenti (chitarra-clarino-organetto), il testo del canto consueto, introdotto da un «permesso» e chiuso da un «congedo-ringraziamento», in cui si accenna alla «vecchia» che viene da lontano, ed è soprattutto un augurio e una speranza per l'anno che sta per cominciare: uno scialle alle vecchie, un marito alle giovinette, un confetto ai bambini e tanta salute per il maiale, la vigna, le galline, previa, naturalmente, l'offerta generosa di vino, salsicce, uova e dolci, che poi verranno consumati alla fine del «giro» in una cena comune.

Se i cantori possono essere o non essere travestiti, le figure fisse sono invece costituite dalla Befana e dal Befano, spesso affiancati dalla fi glia da maritare e da altri personaggi, quali il Ciccio Carnevale, il «panieraio», colui che raccoglie le offerte, e anche il Gobbo o il Frate. Una festa di capo d'anno, per rimediare e allontanare i rigori legati alla crisi della stagione invernale; occasione di rincontro, per ironizzare sul proprio «imbarbarimento» e per raccogliere e consumare un primo pasto a base di carne.

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