Selva

Pugni di case sparse tra I boschi: punto di partenza di escursioni segnalate e percorsi mozzafiato. Così appare oggi la frazione di Selva che si distende sui fianchi del Monte Calvo (m. 930 s.l.m.) sulla destra dell’alta valle del Fiora. Il luogo è nominato la prima volta nel 1077 proprio come Monte Calvo, località ove sorse, per volontà degli Aldobrandeschi, conti di Santa Fiora, il Convento della SS. Trinità.

Convento della SS. Trinità alla Selva

Il campanile in pietra permette di scorgere la chiesa da lontano, emergendo fra gli alti abeti bianchi del cosiddetto bosco dei frati.

La facciata presenta un portico a cinque arcate, tipico delle strutture meta di pellegrinaggi, sovrastato da un finestrone dipinto. A sinistra si accede nella cappella di Santo Stefano, mentre a destra vi è l’ingresso al convento. Una lapide collocata accanto al portone ricorda gli abitanti di Selva caduti nella grande guerra. Un’altra epigrafe, sopra un portoncino che conduce nei locali del monastero, ricorda il Granduca di Toscana Leopoldo II di Asburgo Lorena che visitò il luogo nel maggio 1846. La controporta in legno di castagno, apprezzabile manufatto decorato a intarsio, risale al 1891.

All’interno l’altare maggiore è sormontato da un crocifisso con una grande corona seicentesca, sorretta da alcune colonne. Nella navata sinistra si trova la sepoltura del conte Guido Sforza, con un epitaffio e un busto in bassorilievo.

Fra i dipinti presenti si distinguono, nella navata sinistra, la pala d’altare settecentesca raffigurante san Pasquale Baylon in adorazione davanti all’eucarestia e la tavola di Girolamo di Benvenuto da Siena con l’Assunzione della Vergine coi santi Girolamo, Tommaso e Francesco, dove in secondo piano si scorge il committente Guido Sforza in preghiera e la costa maremmana.

Sull’altare centrale della navata destra, la pala di terracotta robbiana raffigurante la Trinità, proveniente dalla chiesa sforzesca. Degni di menzione sono anche i confessionali lignei, di recente restaurati.

Dietro l’altare maggiore si trova un interessante coro in legno , al quale si accede dalla sala in fondo alla navata destra.

In questa sala, antistante alla sagrestia, è collocata la teca murata che contiene la parte superiore del teschio del “serpente” di cui narra una nota leggenda ambientata alla fine del Quattrocento, secondo la quale nel territorio viveva un presunto drago, detto anche “orrido serpente” o “cifero serpente” (probabilmente un coccodrillo fuggito dalla peschiera di Santa Fiora), seminatore di panico fra la popolazione, che fu abbattuto dal conte Guido II di Santa Fiora nella zona ancora oggi chiamata “Fosso Serpentaio”, poco distante dal convento.

Festività e ricorrenze:

5 gennaio Canto della befana

30 aprile: canto del maggio

seconda settimana d’agosto: Festa del Drago

Ultima domenica d’agosto: festa patronale

La leggenda del Drago

Nell’anno del Signore 1490 incirca felicemente regnava in Santa Fiora lo Duca Guido Sforza, figlio di Bosio e della nobilissima Cecilia Aldobrandeschi. Santa Fiora stava sicura entro li terzieri del Castello, Borgo e Montecatino e le contrade intorno vivevano in pace.

Nella Fiora nascevano le più squisite trote d’Italia, ma a mangiarle erano in pochi. Lo fossato del castello del conto e la Peschiera erano guardati da coccodrilli orrendi. Uno di questi per caso scese il fiume Vicchio e risalì il fosso S. Benedetto, ricco di molte acque, fino allo bosco dei frati. Lì trovò cibo molto in vitelli e cavretti e nello villico guardiano. Essendo uno di quei giorni lo duca Guido a caccia nello stesso bosco, s’imbatté in un feroce serpente. Mandò uno suo famiglio a prendere uno specchio e, facendosene scudo, affrontò lo mostro. Questi credendo avere trovato compagnia alla sua solitudine, venne avanti e lo duca allotta prestamente, invoca la Trinità, la spada tutta dentro lo Sforza affonda.

Li frati e li villici cantarono lodi a Dio e fecero onore molto allo duca. Lo dosso dove lo serpente venne ucciso fu chiamato Fosso Serpentaio. Lo duca volle costruire una nuova chiesa dedicata alla Trinità et facevi mettere mezza testa de lo seroebte e l’altra metà offerse alla Trinità de Monti in Roma. Nella chiesa della Selva fu sepolto nell’anno del Signore 1508, vestito del saio di San Francesco.