Terziere di Castello

La visita inizia dal terziere di Castello (la parte più antica del paese, dove si trovano i resti degli edifici e delle fortificazioni aldobrandesche) caratterizzato da una grande piazza dominata dalla Torre trecentesca e dalpalazzo Sforza.

Via Carolina, che si apre nella parte finale della piazza, è l’unica che congiunge e attraversa tutti e tre i terzieri.

Percorrendola si raggiunge la Pieve delle sante Flora e Lucilla e, passata la Porticciola, si entra nel Borgo, un aggregato di case, sviluppo naturale del Castello in una fase di espansione urbanistica tre-quattrocentesca, il cui fulcro fu probabilmente il Convento agostiniano di san Michele.


Da Non Perdere : 

Palazzo Pretorio

Il primo edificio che si incontra sulla destra, ristrutturato nell’Ottocento, è il Palazzo pretorio, per anni sede dell’amministrazione comunale, oggi di pertinenza dell’Enel: viene utilizzato, nel periodo estivo, per ospitare mostre e, al piano terra, come sede dell’Ufficio turistico e della Pro Loco.

Sulla facciata, campeggia lo stemma degli Sforza, ed una lapide in peperino ricorda la visita del Cardinale Borromeo.

Costruzione moderna invece è la “fonte dei serpi” che sorge dove, fino alla II guerra mondiale, risaltava la lapide con i risultati del Plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia, distrutta a colpi di mitraglia dai soldati tedeschi in ritirata. Proseguendo si incontra un bel portale con arco a sesto acuto di stile senese.

Le Torri

Entrati in piazza, si notano subito i resti delle antiche strutture castellari aldobrandesche, rappresentate dall’alto torrione quadrato con filari regolari in pietra del XIII secolo e basamento a scarpa, su cui si erge una torretta del XIV secolo, ristrutturata e munita di merlature nella seconda metà dell’Ottocento, al centro della quale biancheggia il quadrante dell’orologio pubblico (dell’antica cerchiatura ceramica originaria, formata dai dodici segni dello zodiaco che cingevano un sole raggiato, forse opera dei Della Robbia, non resta che l’elemento centrale).

La torre più alta fu utilizzata anche come carcere: nella stanza più alta vi sono sulle pareti disegni e scritte dei carcerati, anche se parzialmente distrutte dall’istallazione dell’impianto elettrico.

Palazzo Sforza

Palazzo Sforza è un edificio rinascimentale, con impostazione equilibrata e simmetrica, suddiviso da cornici marcapiano e caratterizzato da finestre in bugnato, motivo ripreso dalle angolate che lo delimitano, e su cui si aprono due portali sempre in bugnato, uno d’ingresso dell’edificio, l’altro di accesso al portone che immette su un androne con camino coperto da volte. L’edificio fu costruito nel secolo XVI per opera di Fulvia Conti, moglie di Mario Sforza, sulle preesistenti strutture difensive aldobrandesche.

Nella parte esterna del Palazzo comunale si notano i basamenti a scarpa delle fortificazioni che cingevano sul lato settentrionale il primo nucleo del paese, aperte al centro da una porta ad arco bugnato, sovrastata dallo stemma degli Sforza, che fungeva da ingresso principale (fino al XIX secolo un fossato completava il sistema difensivo esterno).

Durante i lavori di restauro per la trasformazione in nuova sede del municipio, rimuovendo i solai ottocenteschi e lo scialbo, sono riemersi, nelle fasce superiori in alto delle pareti del primo piano, due cicli di affreschi di scuola romana, uno dei rari esempi di pittura profana di fine Cinquecento nel territorio amiatino: le ore del giorno e le quattro stagioni.

Al piano terra del palazzo, è collocato il Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata.

Via della Ripa

Scendendo le scalette del Diacceto, ci si immette su via della Ripa, tipicizzata da suggestivi scorci (in particolare, una casa di origine rinascimentale, con portico colonnato) dalla quale si può scendere al defizio, un balcone naturale con una bella visuale sulla sottostante Peschiera, sulle boscose vallate dell’alto corso del fiume Fiora e sul profilo di Poggio La Sassaiola, dove sono stati rinvenuti reperti dell’età del Bronzo antico/medio, oggi conservati ed esposti al Museo di Preistoria della Valle del Fiora a Manciano.

Chiude il panorama, sulla destra, il Monte Labbro, con la sua originale sagoma appuntita e spoglia il cui nome è legato all’utopia ottocentesca del “profeta amiatino” David Lazzeretti (1834-1878), che volle tentare su quel monte isolato e solitario la costruzione di una società comunitaria ispirata al Vangelo.

Via Carolina

Via Carolina (il nome è dedicato alla consorte di uno degli ultimi duchi Sforza) si apre in fondo alla Piazza a sinistra. All’inizio della Via, sulla destra, si incontra la casa natale di Domenico Bulgarini (come ricorda una lapide sulla facciata), editore e scrittore.

Il primo vicolo sulla destra (via dei Forni) è caratterizzato da tipiche strutture medievali (portali, chiassi, tracce di porte a sesto acuto). Il nome ricorda la presenza dei forni della Comunità utilizzati un tempo per cuocere il pane da ogni famiglia.

Nel primo slargo sulla sinistra, s’affaccia la Chiesa del Suffragio.

Proseguendo lungo via Carolina, si apre sulla destra una piazzetta in cui una lapide ricorda il bombardamento americano del 12 giugno 1944, che provocò la distruzione delle case e la morte di una ventina di persone (l’aviazione americana aveva come obiettivo il comando tedesco – con Kesserling, comandante in capo delle truppe di occupazione tedesche in ritirata – che, il giorno prima, aveva trasformato uno degli edifici della Piazza in proprio quartier generale).

Subito dopo, lungo la via, sulla sinistra, si incontra la prima di una serie di particolari strutture di case medievali a tre porte rappresentanti, per analogia, i tre momenti centrali dell’esistenza: la vita, il matrimonio (la festa), la morte.

Chiesa del Suffragio

La Chiesa del Suffragio fu costruita dall’omonima compagnia laicale tra il 1716 e il 1726.

La facciata presenta una finestra e un portale con timpano spezzato. All’interno troviamo apprezzabili decorazioni in stucco di stile settecentesco con l’altare maggiore di spiccato effetto scenografico. Nella parte terminale del coro si trova una tela settecentesca raffigurante la Madonna in gloria coi santi Gregorio, Nicola da Tolentino e Girolamo.

Appoggiate alle pareti si innalzano tre grandi croci (i “tronchi) portate in solenne Processione il 3 di Maggio a caratterizzare uno dei momenti più significativi della tradizione culturale e religiosa.

Piazza dell’Olmo

Percorrendo via Carolina, da via di Mezzo si accede alla suggestiva piazza dell’Olmo caratterizzata da un’originale fontana in pietra trachitica.

Le linee austere, sobrie ed imponenti dell’edificio che la delimita sul lato settentrionale sembrerebbero attestare che qui ebbe sede la rappresentanza della Comunità (l’olmo è l’albero che si collocava al centro della piazza dove si amministrava la giustizia).

Via delle mura

Dallo slargo con fontana ornamentale, panchine e parapetto, che si apre da via delle Mura, si coglie un suggestivo scorcio panoramico sulla valle del Fiora e sulla via delle miniere – la strada che percorrevano i minatori santafioresi per raggiungere gli stabilimenti del Siele o del Morone.

Poco più in su c’è Via Sforza, caratterizzata da edifici e portali in peperino lavorato (decori e fregi di ispirazione naturalistica) a volte sovrastati da immagini votive in ceramica. Sempre vicino c’è la casa natale di Ernesto Balducci, un padre scolopio che per anni operò ed esercitò il suo sacerdozio a Badia Fiesolana e divenne uno dei simboli della cultura della pace in Italia (una lapide ricorda il “maestro di pace” scomparso nel 1992).

Le mura di Santa Fiora

Delle antiche mura a difesa del borgo storico, rimangono oggi alcune tracce. L’accesso al centro fortificato avviene da due porte, la porta di San Michele, o di Borgo, ad arco a sesto ribassato con estradosso a sesto acuto, presso piazza Sant’Agostino, e la porta delle Scalette, detta anche la Porticciola, che collega il Castello con il Borgo. Nel lato di piazza Garibaldi dove oggi sorge il ponte, era situata la porta del Cassero, distrutta nel XIX secolo, mentre lungo l’odierna via delle Mura si apriva la porta di San Giovanni, così chiamata perché dava verso l’omonima pieve, oggi scomparsa, posta fuori dalla cinta muraria. Nei pressi del convento delle Clarisse era situata anche la porta dei Gobbacci, poi inglobata nella struttura conventuale.

Via del fondaccio

Via del Fondaccio, impreziosita da due portali con bassorilievi medievali raffiguranti scene di caccia al cinghiale con lance (del XIII secolo): senza dubbio tra le testimonianze figurative più belle e significative del tessuto urbano santafiorese.

La Pieve delle Sante Flora e Lucilla

Su un piccolo slargo sorge la Pieve delle SS. Flora e Lucilla (XIV sec.). La chiesa, che conserva un carattere architettonico romanicogotico, mostra una facciata a capanna divisa orizzontalmente da una cornice, sulla quale sono inseriti un elegante rosone in travertino a ruota e uno stemma in marmo degli Sforza e dei duchi di Segni del XVI secolo. Continua a leggere…