Le Frazioni di Santa Fiora

Bagnolo – Bagnore – Marroneto – Selva

Bagnolo

L’insediamento umano, come quasi in tutti gli altri centri dell’Amiata, lo si deve proprio alla ricca presenza di acque, che qui fuoriescono in modo copioso a causa dell’incontro della roccia trachitica di origine vulcanica con la sottostante roccia sedimentaria. Il nome stesso di Bagnolo deriva da un torrente che scende dalla montagna del fosso Cadone. Vi sono otto tradizionali borgate: Fosso, Chiesina, Convento, Giovo, Osteria, Poggetto, Faggia e Case Fioravanti.

EVENTI:

Canti di questua della Befana: la sera del 5 gennaio. Tra i prodotti locali ricordiamo il dolce ciaramito.

Sagra del fungo amiatino: una delle prime e più originali sagre della nostra montagna (1959), che qui si svolge nel mese di ottobre attraverso tutta una serie di attrazioni, esposizioni ed escursioni.

Lavatoi in festa: domenica di metà agosto, manifestazione itinerante tra i lavatoi restaurati del paese. Nei lavatoi di Fontespilli, Le Piazze, Case Fioravanti e Convento le donne del paese rievocano l’uso e l’arte antica di lavare i panni nelle acque dei lavatoi pubblici con abbigliamento e strumenti della tradizione.

Bagnore

Piccolo centro che si snoda fiancheggiando, sui due lati, la strada provinciale che da Arcidosso per il Bivio delle Aiuole conduce a Santa Fiora. Nella seconda metà dell’Ottocento e fino ai primi anni del Novecento fu una stimata stazione climatica, frequentata, tra luglio e fine settembre, da turisti provenienti dalla Maremma e da Roma.

Nel territorio di Bagnore sorse nel 1923 l’impianto per la lavorazione del cinabro estratto dall’area del Monte Labbro che operò fino al 1975.

Casa del seguace Marsilio Lorenzoni: qui morì, la sera del 18 agosto 1878, David Lazzaretti.

Nella stessa casa fu fondata nel 1908 la Cooperativa “Il Risorgimento”, da cui deriva l’attuale Coop Unione Amiatina.

Tabernacolo Madonna del Castagno: secondo la leggenda la Madonna protesse un pastorello assalito dai lupi, piegando su di lui e le sue pecore I rami di castagno.

Marroneto

I boschi di castagni folti e rigoglioso danno il nome al piccolo centro.

Più a valle attorno alle omonime e caratteristiche fonti – sorgenti si sono sviluppatealtre sette borgate: case Raspini, case Tonini, Gretini, Mormoraio, Soana, case Bigi e case Baciacchi.

A caratterizzare la sua economia furono anche I tempi della emigrazione stagionale in Maremma, dei duri lavori di dicioccatura nella lontana e malarica pianura, della fame e della miseria. Tanto che ai Gretini nacquesto e poi si dettere alla macchia due temerari briganti all’epoca: Settimio Menichetti ( 1861-1897) e Settimio Albertini (1865-1897).

EVENTI:

Canti di questua della Befana: la sera del 5 gennaio, dall’imbrunire fino a notte fonda.

Carnevale morto: sabato di carnevale.

Festa dell’Assunta: (14 agosto) tipica festa paesana con cibi tradizionali e musica.

Selva

Pugni di case sparse tra I boschi: punto di partenza di escursioni segnalate e percorsi mozzafiato. Così appare oggi la frazione di Selva che si distende sui fianchi del Monte Calvo (m. 930 s.l.m.) sulla destra dell’alta valle del Fiora. Il luogo è nominato la prima volta nel 1077 proprio come Monte Calvo, località ove sorse, per volontà degli Aldobrandeschi, conti di Santa Fiora, il Convento della SS. Trinità.

Festività e ricorrenze:

5 gennaio: Canto della befana

30 aprile: canto del maggio

La prima domenica d’agosto: passeggiata “giro delle fonti di Selva”

Seconda settimana d’agosto: Festa del Drago e sagra della cipolla rossa

Ultima domenica d’agosto: festa patronale

Convento della SS. Trinità alla Selva

Il campanile in pietra permette di scorgere la chiesa da lontano, emergendo fra gli alti abeti bianchi del cosiddetto bosco dei frati.

La facciata presenta un portico a cinque arcate, tipico delle strutture meta di pellegrinaggi, sovrastato da un finestrone dipinto. A sinistra si accede nella cappella di Santo Stefano, mentre a destra vi è l’ingresso al convento. Una lapide collocata accanto al portone ricorda gli abitanti di Selva caduti nella grande guerra. Un’altra epigrafe, sopra un portoncino che conduce nei locali del monastero, ricorda il Granduca di Toscana Leopoldo II di Asburgo Lorena che visitò il luogo nel maggio 1846. La controporta in legno di castagno, apprezzabile manufatto decorato a intarsio, risale al 1891.
All’interno l’altare maggiore è sormontato da un crocifisso con una grande corona seicentesca, sorretta da alcune colonne. Nella navata sinistra si trova la sepoltura del conte Guido Sforza, con un epitaffio e un busto in bassorilievo.

Fra i dipinti presenti si distinguono, nella navata sinistra, la pala d’altare settecentesca raffigurante san Pasquale Baylon in adorazione davanti all’eucarestia e la tavola di Girolamo di Benvenuto da Siena con l’Assunzione della Vergine coi santi Girolamo, Tommaso e Francesco, dove in secondo piano si scorge il committente Guido Sforza in preghiera e la costa maremmana.
Sull’altare centrale della navata destra, la pala di terracotta robbiana raffigurante la Trinità, proveniente dalla chiesa sforzesca. Degni di menzione sono anche i confessionali lignei, di recente restaurati.
Dietro l’altare maggiore si trova un interessante coro in legno , al quale si accede dalla sala in fondo alla navata destra.
In questa sala, antistante alla sagrestia, è collocata la teca murata che contiene la parte superiore del teschio del “serpente” di cui narra una nota leggenda ambientata alla fine del Quattrocento, secondo la quale nel territorio viveva un presunto drago, detto anche “orrido serpente” o “cifero serpente” (probabilmente un coccodrillo fuggito dalla peschiera di Santa Fiora), seminatore di panico fra la popolazione, che fu abbattuto dal conte Guido II di Santa Fiora nella zona ancora oggi chiamata “Fosso Serpentaio”, poco distante dal convento.

Per approfondire, disponibili all’ufficio turistico:

Santa Fiora ed il suo territorio, con mappa del centro storico
Copia gratuita

Santa Fiora, invito alla scoperta del centro storico e del territoio, a cura di Lucio Niccolai
Costo: € 9,00

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